Al festival della bellezza di Verona Umberto Galimberti smaschera gli equivoci dell’anima

Il Professor Galimberti èuno tra i più raffinati filosofi contemporanei e ha illuminato il pensiero degli ultimi decenni con riflessioni potenti e coraggiose.

Al Festival della Bellezza di Verona ha esortato il pubblico a rimestare nelle proprie convinzioni e a riattivare la disposizione filosofica che sonnecchia all’interno di noi, schiacciata da idee stantie, acquisizioni e retaggi socio-culturali. Ciò non per dover necessariamente cambiare idea, ma per prendere consapevolezza dell’origine dei nostri concetti e acuire la nostra capacità critica e di giudizio.

Galimberti ha narrato l’odissea del concetto di anima attraverso i secoli nel pensiero occidentale, dalla sua genesi con la speculazione filosofica di Platone, all’attuale alienazione dal corpo, di matrice cristiana, a un possibile riscatto con l’interpretazione fenomenologica. L’indagine ha approfondito il rapporto corpo-anima, il dualismo oppositivo più conosciuto di tutta la filosofia occidentale, per poi smascherarne l’effettiva inconsistenza.

Nella visione del Professor Galimberti l’anima è ridotta al giorno d’oggi a un passe-partout, un soggetto nobile abusivamente contrapposto al corpo-organismo, al corpo peccatore, e destinato a sopravvivere a esso. Un’idea che accarezza un desiderio di immortalità estraneo agli antichi greci, che all’epoca dei grandi filosofi erano ben consapevoli e rispettosi dei propri limiti. Un concetto differente, dunque, da quello originale di Platone, che considerava l’anima come lo strumento dell’uomo preposto, attraverso l’astrazione, alla conoscenza intelligibile delle cose, dati i limiti che la nostra sensibilità corporea pone al raggiungimento della conoscenza reale.

Nel suo excursus, Galimberti ha illustrato il ruolo chiave che ha avuto il Cristianesimo, cavalcando l’intuizione di Sant’Agostino e un favorevole momento storico, nel diffondere l’idea che l’anima rappresentasse un miraggio analgesico di salvezza e di continuazione della vita oltre a quella terrena. Si è poi soffermato sul contributo di Cartesio, che affermò il dualismo anima-corpo come rapporto tra la cosa pensante – l’anima – e la cosa estesa – il corpo. Distinzione che sarà alla base della psicologia moderna (che si concentrerà sullares cogitans) e della scienza (che si concentrerà sulla res extensa). La scienza si sarebbe avvalsa della tecnica per spogliare il corpo di vita e renderlo un agglomerato di organi funzionale a osservazioni riproducibili. Analisi riassunta nell’affermazione che “la scienza dice cose ESATTE, non cose VERE”.

Eppure, oltre all’organismo oggetto della scienza, c’è il nostro corpo, quello che vive e partecipa nel mondo, che si relaziona con la natura e con gli altri esseri umani.Un corpo intimamente connesso con l’ambiente circostante, che lo determina e da cui viene a sua volta determinato. Questo approccio fenomenologico, che concepisce l’uomo come “essere nel mondo” (Heidegger), riabilita l’anima non come una parte contrapposta al corpo, ma come espressione del rapporto tra il mondo e il nostro corpo.

Il nostro mestiere richiede un’interazione quotidiana con la tecnica e queste riflessioni ci aiutano a non dimenticare che dietro gli strumenti che creiamo c’è sempre una vivida res cogitans.

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